Il miracolo delle statue parlanti a Roma

Le statue dei santi sono da sempre oggetto di venerazione in tutto il mondo cattolico. I fedeli s’inginocchiano ai loro piedi per pregare e in alcuni casi ne toccano alcune parti. Quest’ultimo gesto ha usurato molte statue. Basti pensare alla statua di San Pietro in cattedra nella Basilica di San Pietro, una scultura bronzea il cui piede destro è ormai liscio dal tocco di milioni di devoti negli anni.

A Roma, però, le statue non solo ascoltano le preghiere dei fedeli, ci sono statue che parlano.

Miracolo? No, nessun miracolo, nessun dio e nessun santo si nasconde dietro di loro. Solo i romani stessi che di notte danno voce alle statue, lasciando presso queste dei foglietti o dei cartelli con messaggi pubblici per i concittadini.

Statue parlanti

Ecco quali sono queste eccezionali statue parlanti e dove trovarle:

  • Pasquino, Piazza di Pasquino
  • Madama Lucrezia, Piazza di San Marco
  • Marforio, Musei Capitolini, Piazza del Campidoglio
  • il Babuino, Via del Babuino
  • il Facchino, Via Lata
  • l’Abate Luigi, piazza Vidoni

La più nota tra le statue parlanti è quella di Pasquino, alla quale si deve il nome dei messaggi stessi: le pasquinate. La statua di Pasquino è stata ritrovata nel 1501 durante i lavori di ristrutturazione di Palazzo Orsini (l’attuale Palazzo Braschi). Alla sua scoperta, alla statua non venne attribuito molto valore, ma il cardinale Oliviero Carafa volle salvarla e la fece collocare all’angolo di Palazzo Orsini, dove la si può trovare ancora oggi.

Le interpretazioni del soggetto sono diverse: la versione più attendibile è che la statua (mutilata) rappresenti il leggendario eroe greco Menelao nell’atto di sostenere il corpo di Patroclo, si pensa inoltre che essa facesse parte di un gruppo più ampio.

Da subito presso questa statua iniziarono a comparire dei messaggi durante la notte: preghiere? Richieste ai santi? Atti di devozioni? Niente di più lontano, i messaggi infatti contenevano critiche e attacchi ai governanti e ai personaggi pubblici dell’epoca.

Sconosciuta è la provenienza del nome Pasquino attribuito alla statua, c’è chi dice che Pasquino fosse uno degli scrittori dei messaggi: un bottegaio della zona, un sarto, forse un maestro di scuola o ancora un barbiere o un oste.

La tradizione di lasciare messaggi per la città in modo da esser notati dagli altri abitanti non era di certo nuova a Roma: usanza di provenienza classica, rimase viva durante tutto il Rinascimento, come i componimenti poetici che venivano affissi come atto di devozione presso la statua di Sant’Anna nella chiesa di Sant’Agostino il 26 luglio (Sant’Anna).

Poco dopo il suo ritrovamento, il cardinale Carafa istituì una giornata per le pasquinate: nel giorno di San Marco (25 Aprile) la statua veniva vestita da personaggio della tradizione classica e nei giorni seguenti venivano raccolti e collezionati i diversi messaggi che venivano lasciati.

Diversi papi

Come abbiamo visto, però, la pasquinate non avevano nulla a che fare con devozione e omaggi. Anzi il loro messaggio era di accusa e critica e la loro forma era spesso violenta e brutale e per questo non sempre venirono accettate di buon grado da tutti i potenti. I messaggi divennero particolarmente frequenti duranti gli anni del papato di Adriano VI (1522-1523), tanto che egli arrivò a minacciare di gettare la statua nel Tevere, intenzione dal quale fu distolto. Negli anni i papi divennero i principali oggetti degli attacchi dei versi e le critiche erano tanto aspre che, in alcuni periodi, la statua venne fatta sorvegliare di notte e fu addirittura indetta la pena di morte per chi fosse stato colto a lasciare una pasquinata.

Papa Urbano VIII (1623 – 1644, dalla famiglia Barberini) colpevole di “rubare” il bronzo da altre opere romane per la costruzione del Baldacchino della Basilica di San Pietro fu oggetto di una pasquinata che, nonostante oggi venga attribuita ai nemici del Papa e non al popolo romano, rimane una delle più note:

“Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini” (“Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”)

Avendo come obiettivo il Papa, le pasquinate giunsero al termine insieme alla fine del suo potere politico (Presa di Roma, 20 settembre 1870). Le pasquinate, però, non tacquero per sempre, tornarono ad esempio nel 1938 in occasione della visita di Hitler a Roma:

« Povera Roma mia de travertino; te sei vestita tutta de cartone; pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino; venuto da padrone! »
(Povera la mia Roma costruita in travertino e vestita di cartone per farti ammirare da un imbianchino che viene e che si atteggia a padrone)

Restaurata nel 2010 la statua di Pasquino negli ultimi anni è più eloquente che mai, non è più il Papa l’oggetto delle critiche dei cittadini romani, i nuovi bersagli delle pasquinate sono bensì gli attuali politici italiani e altre personalità di spicco.

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