Marcinelle, un dolore senza fine

La commemorazione del disastro nella miniera belga

Ammazzalorso Raffaele di Farindola, classe 1920, moglie e due figli in Italia, Canzano Orlando di Turrivalignani, classe 1930, moglie in Belgio. E, a seguire, in ordine alfabetico, nomi, stato civile e provenienza delle altre 58 vittime abruzzesi della tragedia nella miniera di Marcinelle dell’8 agosto del 1956. E’ l’elenco dei caduti. Come si fa in guerra. Una morte atroce, intrappolati a mille metri sotto terra. Un inferno anche prima dell’8 agosto. Condizioni di lavoro durissime. Uomini contro carbone. L’Italia mandava lavoratori nelle miniere belghe in cambio di carbone a prezzi preferenziali. Dall’Abruzzo partirono in tanti. Partirono anche Raffaele, Orlando e i loro 58 compagni.

Un viaggio di sola andata finito a Bois du Cazier, il pozzo della morte, oggi trasformato in museo e dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Un luogo simbolo più di molti altri. Per non dimenticare. Un imperativo più che mai attuale in tempi in cui si continua a morire di lavoro. E occasione, lo ha ricordato ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per riflettere sul tema dell’immigrazione.

Una condizione vissuta con enormi sacrifici dai lavoratori abruzzesi che emigrarono per il Belgio nel secondo dopoguerra. Ma l’Abruzzo non ha dimenticato nessuno di loro. E se ogni Comune l’8 agosto ricorda i suoi caduti, Manoppello, il centro più colpito che a Marcinelle perse 22 giovani, fa di più. Per un giorno, ieri come ogni anno, il paese si è fermato. Un rito semplice, senza retorica.

“Rendere omaggio ai 262 minatori, 136 dei quali  erano italiani, che l’8 agosto 1956 persero la loro vita in quella miniera, è  stato un momento significativo: due luoghi simbolo di questa tragedia, Bois du  Cazier e Manoppello(Pe), sono tornati ad abbracciarsi per ricordare un  sacrificio che rimarrà per sempre l’emblema dell’immigrazione italiana e  dell’integrazione sociale”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio regionale  abruzzese, Giuseppe Di Pangrazio, a margine della cerimonia a Bois du Cazier,  nella  periferia di Charleroi, dove l’8 agosto fa veniva commemorato l’anniversario della  tragedia della miniera belga, in cui persero la vita  anche  minatori abruzzesi  quasi tutti di Manoppello in provincia di Pescara.

”Il sacrificio di questi  uomini è stato ed è ancora oggi per  tutti noi emblema di una generazione che è  spinta ad emigrare alla ricerca di un futuro migliore; il mio pensiero va ai  giovani che sono costretti a lasciare l’Italia per avere un lavoro. Questo  luogo – riferendosi a Bois du Cazier – rappresenta il primo esempio di integrazione sociale e culturale di uomini aventi nazionalità diversa, nel  dopoguerra, che confluirono in Belgio per un solo ed unico motivo: il lavoro. È  il ricordo – aggiunge ancora il presidente Di Pangrazio – di un martirio, che  rinnova la sua attualità ogni volta che i fatti di cronaca ci danno  testimonianza di nuovi incidenti sui luoghi di lavoro. La sicurezza nei luoghi  di lavoro – sottolinea Di Pangrazio – è un diritto irrinunciabile che ricade su  ciascuno di noi. Nell’auspicio – conclude il presidente del Consiglio regionale – che i giovani sappiano fare tesoro dell’abnegazione dei minatori di  Marcinelle, e che questa tragedia possa continuare ad  essere sempe motivo di  riflessione per le future generazioni”.

La corona al cimitero, la messa, la veglia di preghiera. Pensando a quei giovani partiti pieni di speranze e tornati in un grigio giorno del novembre del 1956 in un lungo corteo funebre. Un giorno tristissimo per Manoppello e per tutto l’Abruzzo. Dalla cattedrale di San Cetteo, a Pescara, partirono i cortei diretti nei vari comuni di origine degli sfortunati emigranti. Ventidue salme presero la strada di Manoppello dove riposano tutti insieme in una piccola cappella.

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